Utilizzando ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) gli astronomi hanno prodotto l’immagine con la più alta risoluzione mai catturata della regione centrale della Via Lattea, offrendo uno sguardo straordinario sull’ambiente estremo che circonda il buco nero supermassiccio della galassia. La svolta non riguarda solo immagini più nitide; si tratta di comprendere la formazione stellare in condizioni diverse da qualsiasi altra cosa nel nostro vicinato galattico.
Mappatura del cuore galattico
Il progetto, noto come ALMA CMZ Exploration Survey (ACES), ha mappato meticolosamente oltre 650 anni luce della Zona Molecolare Centrale (CMZ). Questa regione è un centro turbolento in cui gas e polvere turbinano attorno al buco nero, fungendo da fonte di combustibile primaria per la nascita delle stelle nel nucleo della galassia. A differenza della luce visibile, ALMA rileva le lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche, consentendo agli scienziati di scrutare attraverso le dense nubi di gas che oscurano la nostra vista.
“È un luogo di estremi, invisibile ai nostri occhi, ma ora rivelato in dettagli straordinari”, ha spiegato la dottoressa Ashley Barnes dell’ESO. L’indagine ha identificato dozzine di molecole, che vanno dai semplici composti di silicio alle specie organiche complesse, fornendo l’inventario più completo del gas freddo in questa zona ad alta energia.
Perché è importante: una finestra sull’evoluzione galattica
La CMZ è unica perché è il nucleo galattico più vicino adatto allo studio ad alta risoluzione. Osservando la formazione stellare in questo ambiente caotico, i ricercatori possono testare le teorie esistenti in condizioni estreme. La regione ospita alcune delle stelle più massicce e di breve durata della Via Lattea, che esplodono come supernove o ipernove, arricchendo la galassia di elementi pesanti.
“Avevamo previsto un elevato livello di dettaglio durante la progettazione dell’indagine, ma siamo rimasti sinceramente sorpresi dalla complessità e dalla ricchezza rivelate nel mosaico finale”, ha aggiunto la dott.ssa Katharina Immer, un’astronoma di ALMA. I dati risultanti rivelano strutture che vanno da enormi nubi di gas che si estendono per decine di anni luce a nubi più piccole attorno a singole stelle.
Echi dell’Universo primordiale
Le condizioni nella CMZ assomigliano molto a quelle riscontrate nelle galassie primordiali, dove la formazione stellare avveniva rapidamente e in modo caotico. Studiando i processi all’interno del nostro nucleo galattico, gli astronomi possono acquisire informazioni su come le galassie si sono evolute nell’infanzia dell’universo. Il professor Steve Longmore, leader dell’ACES, ha dichiarato: “Studiando come nascono le stelle nella zona molecolare centrale, possiamo anche ottenere un quadro più chiaro di come le galassie sono cresciute e si sono evolute”.
Le osservazioni di ALMA forniscono uno strumento inestimabile per comprendere non solo la formazione stellare in condizioni estreme ma anche la più ampia storia evolutiva delle galassie.
Il nuovo set di dati promette di rimodellare la nostra comprensione dei nuclei galattici, offrendo un livello di dettaglio senza precedenti che guiderà la ricerca futura negli anni a venire.
