Poco più di un anno fa, Elon Musk, CEO di SpaceX, liquidò la Luna come una nota a piè di pagina storica. La sua ambizione era singolare: una città autosufficiente su Marte entro due decenni. Ora, con una sorprendente inversione di tendenza, Marte viene messo da parte mentre la priorità torna all’esplorazione lunare, con il chiaro obiettivo di far sbarcare gli astronauti statunitensi sulla Luna prima della fine del potenziale secondo mandato di Donald Trump.

Questo cambiamento, annunciato da Musk sulla sua piattaforma di social media X, arriva dopo anni in cui ha minimizzato pubblicamente le missioni lunari. “SpaceX ha spostato l’attenzione sulla costruzione di una città in auto-crescita sulla Luna… più velocemente di Marte”, ha scritto Musk, citando una linea temporale prevista di 10 anni per lo sviluppo lunare rispetto a più di 20 anni per la colonizzazione di Marte. Insiste che la missione principale rimane quella di estendere “la coscienza e la vita alle stelle”, ma ora vede la Luna come il primo passo più pratico.

Perché il cambiamento improvviso?

Questo non è semplicemente un cambiamento di cuore. I tempi sono in linea con una rinnovata spinta degli Stati Uniti per il dominio lunare, guidata dall’ordine esecutivo del presidente Trump che chiede la “supremazia spaziale” americana. Sebbene Musk neghi una correlazione diretta, la pressione politica è innegabile. Il programma Artemis della NASA, già afflitto da ritardi e sforamenti di budget, mira a un atterraggio lunare nel 2028, ma SpaceX, incaricata di fornire lo Human Landing System (HLS), ora può indirizzare le risorse di conseguenza.

I documenti interni di SpaceX, trapelati l’anno scorso, rivelano una tempistica conservativa per una missione “sulla luna” non prima di settembre 2028, subordinata al successo dei voli preliminari. L’astronave, il veicolo chiave di SpaceX, deve ancora completare con successo un volo di prova orbitale, nonostante i recenti progressi. Come osserva Casey Dreier della Planetary Society, “L’atterraggio è molto più difficile… in particolare su un corpo celeste diverso”.

Concorrenza e incentivi finanziari

La decisione non è puramente politica. SpaceX deve far fronte alla crescente concorrenza di Blue Origin di Jeff Bezos, che si è assicurata un contratto da 3,4 miliardi di dollari con la NASA per la missione Artemis 5. Il recente successo di Blue Origin con il suo razzo New Glenn e la sospensione dei voli turistici suborbitali per concentrarsi sulle ambizioni lunari rappresentano una sfida diretta. Eric Berger, un esperto spaziale, sostiene che Blue Origin rappresenta ora “l’unica azienda con il potenziale per sfidare seriamente SpaceX nel volo spaziale nel prossimo decennio”.

Anche gli incentivi finanziari giocano un ruolo. Un focus lunare apre opportunità contrattuali immediate. Inoltre, i crescenti investimenti di Musk nell’intelligenza artificiale – attraverso una fusione da 1,25 trilioni di dollari tra SpaceX e xAI – suggeriscono una visione più ampia per i data center orbitali e le risorse informatiche che potrebbero trarre vantaggio dall’infrastruttura lunare.

Le implicazioni più ampie

Si prevede che la NASA eliminerà gradualmente il costoso Space Launch System (SLS), aprendo la strada a collaborazioni più strette con il settore privato, in particolare con la flotta di navi stellari riutilizzabili di SpaceX. Il cambiamento di Musk indica un adattamento pragmatico alle realtà politiche, alle pressioni competitive e agli obiettivi finanziari a lungo termine.

In definitiva, la mossa di Musk sottolinea la complessa interazione tra ambizione privata, politica governativa e incentivi commerciali nel futuro dell’esplorazione spaziale. Resta da vedere se si tratti di una svolta strategica o di un riallineamento temporaneo, ma la corsa per stabilire una presenza permanente sulla Luna è ormai saldamente avviata.