La missione Artemis II della NASA segna il ritorno dell’umanità nello spazio profondo con la navicella spaziale Orion, una capsula progettata per trasportare quattro astronauti oltre l’orbita terrestre per la prima volta in oltre mezzo secolo. La posta in gioco è alta: questo volo di prova di dieci giorni è fondamentale per i piani più ampi della NASA per l’esplorazione lunare sostenuta.

Uno spazio abitativo compatto

La capsula Orion non è spaziosa. Con soli 330 piedi cubi, ha all’incirca le dimensioni di un minivan e richiede un compromesso significativo da parte dell’equipaggio. Gli astronauti Christina Koch, Reid Wiseman, Victor Glover e Jeremy Hansen condivideranno questo spazio ristretto come cabina di pilotaggio, laboratorio, sala da pranzo, bagno, camera da letto e rifugio di emergenza, tutto in uno.

L’interno è progettato per l’efficienza: i vani portaoggetti fungono anche da scudi contro le radiazioni, un angolo cottura compatto consente pasti reidratati (sono stati testati gamberetti, maccheroni e formaggio e tortillas) e un dispositivo per esercizi fluttuante aiuta a mitigare gli effetti dell’assenza di gravità prolungata. La toilette, un’unità di 5 piedi cubi sotto il pavimento, include tende per la privacy, una necessità data l’altezza di 6 piedi e 2 dell’astronauta Hansen. In caso di guasto del sistema, verranno utilizzate sacche di riserva per la raccolta delle urine.

L’importanza cruciale della missione

Artemis II non è solo una questione di comfort. La missione metterà alla prova la capacità di Orion di sostenere la vita umana nello spazio profondo, compresi i suoi sistemi di protezione dalle radiazioni e di emergenza. Durante i quattro giorni di viaggio di andata, l’equipaggio proverà riparandosi dalle tempeste solari in una cavità schermata sotto il pavimento della cabina. Se Orion fallisse, l’intera strategia della NASA per il ritorno della Luna sarebbe a rischio.

Il design compatto della capsula riflette un compromesso deliberato: mentre gli astronauti avranno oltre il 50% di spazio in più rispetto ai loro predecessori Apollo, lo spazio abitativo è significativamente più piccolo di quello a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Ogni oggetto, dai laptop alle liste di controllo, deve giustificare la sua presenza.

Adattamento alla microgravità

La vita all’interno di Orione richiederà un adattamento. Gli astronauti dormiranno in sacchi fissati alle pareti, mangeranno pasti reidratati e si eserciteranno utilizzando un dispositivo a volano per evitare problemi di guida causati dalle vibrazioni. Le dimensioni ridotte del veicolo spaziale ne impongono l’efficienza; dopo il varo, l’equipaggio allestirà la toilette, il distributore d’acqua e lo scaldavivande, ripiegando i sedili per massimizzare lo spazio galleggiante.

Come ha detto il comandante Reid Wiseman: “È come entrare nel mio letto, e mi sentirò caldo e nascosto”.

Il futuro dei viaggi nello spazio profondo

La missione Artemis II rappresenta un passo fondamentale verso gli obiettivi a lungo termine della NASA: stabilire una presenza umana sostenibile sulla Luna e oltre. Il successo di Orion determinerà se le missioni future potranno fare affidamento sul veicolo spaziale come habitat sicuro e affidabile per l’esplorazione dello spazio profondo. Dopo l’ammaraggio, l’equipaggio emergerà su una zattera gonfiabile – il “portico anteriore” della NASA – segnando la fine di un volo storico.