Gli scienziati hanno confermato che lo strano buco circolare apparso a Chicago, soprannominato subito il “Buco del topo” dagli utenti dei social media, quasi certamente non è opera di roditori. Le speculazioni iniziali dilagavano online, e molti suggerivano che lo scavo perfettamente rotondo fosse il risultato di un ratto insolitamente industrioso o di un altro piccolo mammifero che scavava sottoterra. Tuttavia, l’analisi biologica e geologica suggerisce una spiegazione diversa.

Cos’è la “tana del topo”?

Il fenomeno è emerso alla fine del 2023, catturando l’attenzione su piattaforme come Twitter e TikTok. Il buco, grosso modo delle dimensioni di un piccolo piatto, è stato trovato su un marciapiede nel quartiere di West Town a Chicago. I suoi bordi netti e la sua profondità hanno suggerito teorie immediate sull’attività degli animali, in particolare sui ratti, data la popolazione di roditori ben documentata della città.

Perché i ratti sono stati esclusi

Biologi e paleontologi hanno esaminato il sito, concludendo che la struttura del buco non si allinea con il comportamento tipico dei roditori. I ratti (un tipo di roditore ) scavano tane in modo irregolare, spesso lasciando dietro di sé tunnel irregolari e detriti sparsi. Il “Buco del topo” è troppo preciso, troppo profondo e non mostra segni di scavo organico.

Inoltre, il cemento circostante non mostra segni di essere stato masticato o rosicchiato, cosa che ci si aspetterebbe se il responsabile fosse un roditore. Sembra che il foro sia stato cavalcato, ovvero praticato o tagliato con uno strumento, un processo completamente al di là delle capacità di qualsiasi mammifero conosciuto.

Spiegazioni alternative

Diverse teorie ora suggeriscono l’intervento umano, forse coinvolgendo un piccolo trapano elettrico o un altro dispositivo simile. La profondità e la precisione del foro indicano una costruzione intenzionale piuttosto che uno scavo naturale. Lo scopo esatto rimane sconosciuto, ma potrebbe essere uno scherzo, un’installazione artistica intenzionale o anche parte di un progetto più ampio e non rivelato.

Il ruolo dei social media

La rapida diffusione della storia di “Rat Hole” evidenzia il potere dei social media sia di amplificare la speculazione che di richiedere un controllo scientifico. Mentre la narrazione iniziale era incentrata sui roditori, l’attenzione online ha costretto a un’indagine adeguata, portando alle conclusioni attuali e più plausibili.

L’incidente dimostra quanto velocemente possa diffondersi la disinformazione, ma anche come la scienza possa sfatare le false affermazioni se prestata sufficiente attenzione.

Il “Rat Hole” serve a ricordare che anche i fenomeni apparentemente semplici richiedono un’attenta osservazione e analisi. Il caso ormai è chiuso: non è una tana di topi, ma semplicemente una tana dall’origine sconosciuta.