Spesso pensiamo alle nostre scelte alimentari come a una questione di forza di volontà o di gusto personale. Tuttavia, la scienza emergente suggerisce che un partner silenzioso nel nostro processo decisionale potrebbe vivere dentro di noi: il microbioma intestinale.

Con oltre 3.000 specie di batteri che popolano il tratto digestivo umano, questi microbi fanno molto di più che semplicemente aiutare la digestione e sostenere il sistema immunitario. New research indicates they may actually be “pulling the strings” of our appetite, influencing what we crave and how we eat.

### La teoria della manipolazione microbica

L’idea che i batteri possano manipolare i loro ospiti non è del tutto nuova. Già nel 2014, i ricercatori hanno proposto che i microbi potrebbero influenzare il comportamento alimentare per garantire la propria sopravvivenza. Generando voglie specifiche o causando disagio fisico, i batteri potrebbero indirizzare un ospite verso i nutrienti di cui ha bisogno per prosperare.

Un esempio lampante è il batterio Salmonella Typhimurium. Mentre la maggior parte delle infezioni gastrointestinali causano perdita di appetito, la Salmonella può effettivamente dirottare i segnali chimici tra l’intestino e il cervello. Ciò mantiene l’ospite a mangiare, il che a sua volta consente ai batteri di continuare a diffondersi attraverso i rifiuti dell’ospite.

Dalla teoria alle prove: gli studi sui topi

Per anni, l’idea che i microbi potessero influenzare l’appetito quotidiano è rimasta teorica. Tuttavia, recenti esperimenti hanno iniziato a fornire prove concrete di questo fenomeno.

In uno studio del 2022 condotto da ricercatori dell’Università di Pittsburgh e della Cornell University, gli scienziati hanno eseguito un esperimento affascinante. Hanno trapiantato microbiomi di roditori selvatici con diete distinte – carnivori, erbivori e onnivori – in topi “privi di germi”. L’obiettivo era vedere se i batteri da soli potessero dettare le preferenze alimentari.

I risultati furono inaspettati:
Topi inoculati con erbivori preferivano diete ad alto contenuto proteico.
Topi inoculati con carnivori preferivano i carboidrati.

This suggests that the microbiome doesn’t just follow our diet; lo modella attivamente.

Il meccanismo biologico: serotonina e oltre

In che modo esattamente i batteri influenzano il cervello? Una delle spiegazioni più promettenti risiede nei neurotrasmettitori.

L’intestino è un’enorme fabbrica chimica; infatti, circa il 90% della serotonina del corpo, l’ormone responsabile della segnalazione di sazietà (pienezza), viene prodotto nell’intestino anziché nel cervello. I batteri intestinali svolgono un ruolo diretto in questa produzione.

Nello studio sui topi, i topi con microbiomi erbivori hanno mostrato livelli più elevati di triptofano nel sangue. Il triptofano è un elemento fondamentale per la serotonina. Poiché è noto che livelli più elevati di serotonina sopprimono il desiderio di carboidrati, questi topi gravitavano naturalmente verso le proteine.

Inoltre, uno studio del 2025 pubblicato su Nature Microbiology ha identificato un batterio specifico, Bacteroides vulgatus, che può sopprimere il desiderio di zucchero innescando la produzione di GLP-1. Questo è lo stesso ormone preso di mira dai popolari farmaci dimagranti come Ozempic.

Il ciclo di feedback: una strada a doppio senso

Questa ricerca rivela una relazione complessa e ciclica tra gli esseri umani e i loro microbi:
1. Il tuo microbioma modella il tuo appetito alterando i segnali chimici e gli ormoni.
2. La tua dieta modella il tuo microbioma fornendo i nutrienti specifici di cui alcuni batteri hanno bisogno per sopravvivere.

Ciò crea un circuito di feedback in cui determinate abitudini alimentari possono perpetuare voglie specifiche, rendendo difficile rompere i vecchi modelli alimentari.

L’elemento umano: complessità e controllo

Sebbene questi risultati siano rivoluzionari, i ricercatori invitano alla cautela quando li applicano agli esseri umani. A differenza dei topi, le abitudini alimentari umane sono profondamente influenzate da:
Cultura e tradizione
Fattori socioeconomici
Comportamenti appresi e associazioni emotive

Come osserva il ricercatore Kevin Kohl, sebbene i microbi influenzino “sentimenti di basso livello nei confronti del cibo” e il nostro stato nutrizionale interno, non ci privano della nostra autonomia. Il libero arbitrio rimane intatto.

“I microbi non guidano le nostre scelte”, spiega Kohl. “Ma queste voglie… provengono dal nostro stato nutrizionale interno, che sappiamo essere influenzato dal microbioma.”

Conclusione

Il microbioma intestinale agisce come un potente influenzatore biologico, utilizzando segnali chimici per influenzare le nostre preferenze alimentari. Mentre manteniamo ancora il controllo finale sul nostro cibo, comprendere questa influenza microbica offre spunti vitali sul motivo per cui è così difficile resistere a certe voglie.