Nato Stanley Gayetzby a Filadelfia il 2 febbraio 1927, Stan Getz non suonava solo il sassofono. Ha reinventato come potrebbe suonare. Quando morì a Malibu il 6 giugno 1991, era già diventato un appuntamento fisso a livello culturale. Il suo stile era leggero. Quasi spettrale. I critici lo definirono etereo. I fan l’hanno semplicemente definito liscio.
È iniziato con l’influenza. Getz studiò Lester Young. Ha assorbito l’estetica cool jazz prima ancora che il termine diventasse una parola d’ordine nel settore. Non si trattava di soffiare forte. Riguardava il respiro. A proposito di spazio.
La sua grande occasione arrivò alla fine degli anni Quaranta. Si unì al Second Herd di Woody Herman. Lì divenne uno dei leggendari “Quattro Fratelli”. L’armonia era stretta. L’energia era elettrica. Ma le battute soliste di Getz risaltavano perché non urlavano. Hanno sussurrato.
Poi arrivarono gli anni Cinquanta. Il cool jazz prese il sopravvento. E Getz ha dominato i sondaggi di popolarità. Perché? Perché ha fatto in modo che l’improvvisazione complessa sembrasse semplice. Gli ascoltatori non dovevano lavorare per godersi la sua musica. Semplicemente scorreva.
Ma il vero cambiamento è avvenuto più tardi. All’inizio degli anni ’60 Getz guardò a sud. Verso il Brasile. Ha scoperto la bossa nova. Un suono ritmico e sincopato radicalmente diverso dallo swing standard o dal bebop. Non si è limitato ad adattarlo. Lo ha reso americano.
Questa mossa lo ha portato a un pubblico più ampio. Seguì il successo commerciale. All’improvviso il jazz non era più solo per i club underground. Era alla radio. Era nei salotti.
Come ha fatto? Unendo la precisione dei suoi primi lavori con il calore dei ritmi brasiliani. Il risultato è stato un suono che ha definito un’epoca.
Quali artisti lo hanno copiato? Molti. Ma pochi hanno catturato quella specifica miscela di malinconia e gioia. Il tono di Getz è rimasto costante per tutta la sua carriera. Leggero. Arioso. Inconfondibile.
Oggi, quando ascolti un assolo di sassofono che sembra una brezza calda, stai ascoltando l’eredità di Stanley Gayetzby. Stan Getz. L’uomo che ha insegnato al jazz a respirare.